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lunedì, 14 novembre 2016

Prevedere le future performance utilizzando l’incremento medio giornaliero

Dal punto di vista di un centro di F.A., il programma di selezione e le decisioni genetiche che vengono fatte oggi hanno un grandissimo impatto sulla redditività e sul futuro bilancio del vostro allevamento.

 

In ogni caso, è importante ricordare che il solo modo per ottenere il massimo beneficio e massimizzare gli effetti della genetica che utilizzate è quello di mettere in atto con costanza le migliori e più avanzate pratiche gestionali.

L’utilizzo di test genomici per comprendere quali sono le manze migliori possono avere un ruolo importante nel vostro programma di selezione. Però, se state cercando il modo non solo per massimizzare il vostro progresso genetico, ma anche il vostro futuro reddito, ci potrebbero essere anche metodi alternativi per decidere quali manze scartare e quelle che invece conviene tenere.  

 

L’Incremento Medio Giornaliero -ADG- come metodo per selezionare le femmine?

L’utilizzo dell’incremento medio giornaliero (Average Daily Gain ADG) è un parametro che proviene ed è normalmente utilizzato nell’allevamento del bestiame da carne, ma più recentemente anche da ricercatori e nutrizionisti. Recenti studi su animali da latte hanno dimostrato che le aziende possono valutare l’influenza del ADG sul future produzioni di latte. Infatti, una ricerca della Cornell University ha dimostrato che per ogni kg di ADG allo svezzamento, le vitelle produrranno 1.113 kg in più di latte nella prima lattazione1.

Pesare singolarmente gli animali in un certo momento, presto nella loro vita, può essere uno strumento efficace per predire quali animali saranno i più produttivi nella prima lattazione e anche in quelle successive

Prendete l’esempio qui sotto. In questo allevamento di 2850 vacche nel Wisconsin, i vitelli sono stati pesati singolarmente alla nascita e allo svezzamento, e quindi calcolato il loro incremento medio giornaliero.   

 

 

 

Nell’esempio tutte le primipare sono state suddivise in quartili (25%) in base al loro ADG da vitelle.

Il gruppo migliore aveva circa un Kg di incremento giornaliero dalla nascita allo svezzamento mentre quello peggiore solo 750 grammi.

La tabella evidenzia che la differenza di ADG da vitelle ha comportato un significativa differenza nelle produzioni delle primipare di quasi 6 quintali nella prima lattazione a 305 gg EVM.

Un risultato che conferma i risultati della ricerca della Cornell University del 2012 citata sopra.

 

La Genetica conta, sempre e comunque

Se si va ancora un po’ oltre nell’analisi, possiamo vedere che la genetica riesce ad esprimersi in modo migliore in vitelli più sani e che hanno maggiori incrementi medi giornalieri.

Se suddividiamo lo stesso gruppo di animali della tabella e facciamo quello che noi chiamiamo “genetic assessment”, possiamo verificare l’impatto della genetica sulle performance produttive dei due gruppi. Riusciamo cioè valutare l’impatto della genetica a parità di Incremento Medio Giornaliero, al netto del ADG dei due gruppi e vedere se gli animali performano in relazione al loro potenziale genetico.  

 

 

 

La tabella 2 considera solo gli animali che erano nel miglior 25% per ADG dalla nascita allo svezzamento. Nel gruppo con il più alto incremento medio giornaliero, abbiamo confrontato le produzioni EVM 1 305 gg confrontandole con l’indice latte dei loro padri.  

Quello che si vede è che tra i vitelli con i maggiori incrementi giornalieri, quelli con il più alto Parent Average per indice Latte hanno prodotto 1260 kg di latte in più degli animali con il Parent Average più basso per il latte.   

 

 

 

La tabella 3 mostra una situazione analoga ma riferita alle primipare che da vitelle avevano avuto gli incrementi medi giornalieri più bassi. Confrontando le produzioni di questo gruppo di animali con minori incrementi giornalieri dalla nascita allo svezzamento, si evidenzia che quelle con il più alto potenziale genetico producono oltre 8 quintali di latte in più nella prima lattazione.  

Per entrambi i gruppi, il più alto indice latte significa differenze reali ancora superiori a quelle stimate dalla genetica. In ogni caso, è evidente che il gruppo di animali con il più alto AVG supera l’altro di quasi 6 quintali nella prima lattazione.

  

Scelte gestionali

Avendo ben presenti questi risultati, se la vostra azienda è nella condizione di poter vendere una certa percentuale di manze, è meglio farlo in maniera strategica. Certamente i test genomici possono aiutare a questo scopo, ma la misurazione dei AVG può essere una valida alternativa.   

Se gli animali che crescono meglio nelle prime fasi della loro vita saranno anche quelli che avranno le migliori performance una volta entrati in produzione, la decisione, facile, sarà quella di tenere in azienda gli animali che crescono meglio. Riformando gli animali che crescono al di sotto della media, potrete risparmiare sui costi di mantenimento per animali che produrranno meno in futuro lasciando acnhe maggiori spazi agli altri che decidete di tenere.  

Sapendo che i vitelli più sani che crescono più rapidamente produrranno anche di più aumenta anche le motivazioni ad allevare i vitelli nel miglior modo possibile. Anche nelle situazioni di maggiori difficoltà, il futuro dei vostri animali che entreranno in lattazione non va mai trascurato.

 

In conclusione

  • Quando si decide quali manze tenere e quali vendere, considerate la possibilità di misurare i pesi dei singoli animali a diverse età della loro vita per stabilire il loro incremento medio giornaliero.  Creare liste basate sul ADG per scegliere le manze da tenere e quelle da vendere potrà avere un impatto notevole sui vostri future costi di produzione.  
  • Fate in modo di non penalizzare il vostro investimento in genetica. La genetica di un animale si esprime al meglio quando viene alimentata al meglio fin dal suo primo giorno di vita.  L’incremento medio giornaliero, anche nei primissimi mesi di vita, avranno una grande importanza sul loro futuro potenziale produttivo.

 

 

Referenze:

Soberon F, Raffrenato E, Everett RW and Van Amburgh ME. 2012. Preweaning milk replacer intake and effects on long-term productivity of dairy calves. J Dairy Sci. 2012 Feb;95(2):783-93. doi: 10.3168/jds.2011-4391.

 

 

 




Chrissy Meyer
Chrissy Meyer
US Marketing Manager
cmeyer@altagenetics.com
United States

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